La chiesa di San Martino a Bari: l'affresco medievale che arriva su ARTE TV
- 2 giorni fa
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Quando il patrimonio di Bari Vecchia finisce su ARTE: la Madonna del Segno e il suo ritorno

C'è un'immagine che ARTE — rete televisiva e magazine culturale franco-tedesco tra i più autorevoli d'Europa — ha scelto per raccontare l'Italia che resiste al proprio abbandono: una cappella medievale a Bari Vecchia, una porta quasi invisibile in strada Bianchi Dottula, e un affresco quattrocentesco che per decenni nessuno ha visto. Il documentario Re: Italiens bröckelndes Erbe (L'eredità sgretolata dell'Italia), realizzato da Patrick Ortwein, trasmesso nel giugno 2026, percorre il paese da Nord a Sud cercando chi custodisce ciò che lo Stato non riesce a raggiungere. Tra i casi scelti dalla regia, la storia della chiesa di San Martino a Bari non è un dettaglio di colore: è uno dei pochi esempi in cui la cura civica ha preceduto — e sostituito — l'intervento istituzionale, restituendo alla città un'opera che nessun piano ministeriale aveva programmato di salvare.
Quorum Edizioni ha pubblicato il volume che quella storia la racconta con rigore scientifico: La Madonna del Segno in San Martino a Bari. Storia e restauro di un'immagine medievale.
Il documentario: perché ARTE ha scelto Bari
ARTE non è un canale di intrattenimento generalista. È la televisione pubblica che ha trasmesso Bergman e Godard, che dedica ore alla musica contemporanea e all'archeologia, che il suo pubblico — milioni di spettatori tra Francia, Germania e il resto d'Europa — conosce come garanzia di profondità. Quando una troupe ARTE sceglie di entrare in una cappella medievale di Bari Vecchia, lo fa con una motivazione precisa: questa storia vale come paradigma, non come curiosità folkloristica.
Il reportage si muove tra Roma e il Sud, documentando il paradosso italiano: un paese con più patrimonio storico di qualunque altro al mondo, e con strutture di tutela cronicamente sottofinanziate. I volontari pugliesi di Ascosi Lasciti e Obiettivo Uno, Valeria Genco e Mimmo de Leonibus, compaiono nel documentario come protagonisti di un modello di cura dal basso che l'Europa guarda con interesse e, in certi momenti, con ammirazione. La chiesa di San Martino diventa così, nelle immagini di ARTE, il simbolo di qualcosa che supera la dimensione locale: la capacità di una comunità di prendersi cura della propria memoria quando nessuno glielo chiede.
La chiesa: un luogo costruito a strati
San Martino non si racconta in una sola frase. Le sue origini risalgono al X-XI secolo, all'epoca della dominazione bizantina di Bari. Nei secoli subisce demolizioni parziali, ricostruzioni, stratificazioni fino al rifacimento barocco del 1716, voluto da Giordano Dottula. Poi, tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, viene chiusa definitivamente. Vi rimane per decenni, silenziosa, inglobata nel palazzo che la contiene, mentre la città cresce e dimentica.
Nei primi anni Settanta, durante lavori di consolidamento, un varco nella pavimentazione rivela affreschi alto-medievali e i resti murari del tempio originale. La scoperta non fa notizia. La chiesa resta chiusa. Ci vorranno decenni, e la dedizione dell'APS Martinus — un collettivo di associazioni, storici e appassionati — per avviare il processo di restituzione alla comunità.
L'affresco: Bisanzio sopravvissuta al Quattrocento
Un'icona tra Oriente e Occidente
La Madonna del Segno occupa il muro sinistro della navata. Raffigura una Panaghia Platytera — icona mariana di tradizione bizantina in cui la Vergine appare orante, con le braccia aperte e il Cristo Bambino entro un medaglione sul petto. Il termine greco Platytera ("la più ampia dei cieli") rimanda, secondo san Basilio, al corpo di Maria capace di contenere il Cristo incarnato, più grande del cielo stesso.
L'affresco è databile alla seconda quarto del XV secolo, ma porta con sé una tradizione iconografica che risale alla Bari greco-orientale del X-XI secolo. Come ha spiegato Marcello Mignozzi, docente di storia dell'arte medievale all'Università di Bari, è «l'unico affresco tardo-medievale giunto integro fino a noi e l'unica testimonianza del culto della Vergine orante a braccia aperte» a Bari. Sopravvissuta per secoli dopo la caduta di Costantinopoli, questa immagine dice qualcosa di preciso sulla profondità della radice bizantina della città.
Un incrocio di linguaggi pittorici
L'opera non è un documento isolato: è un crocevia. Gli studiosi vi leggono l'influenza dello stile adriatico portato in Puglia da Giovanni di Francia, proveniente da Venezia, e le tracce del cosiddetto "stile galatinese", quello fiorito nella basilica di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina per volere dei Del Balzo Orsini, l'espressione più alta del gotico internazionale in Puglia. In un affresco su un muro di una piccola cappella privata si specchia, quindi, la mappa culturale del Mediterraneo medievale: Bisanzio, Venezia, la Napoli angioina, il Sud adriatico.
Il restauro: ciò che il tempo aveva coperto
L'intervento conservativo fatto sull'affresco barese - realizzato grazie a una convenzione tra l'APS Martinus e il Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Bari, sotto la supervisione della Soprintendenza ABAP per la Città Metropolitana di Bari — ha restituito all'opera i colori originali, le decorazioni e le proporzioni quattrocentesche. Ha fatto emergere inoltre dettagli iconografici inediti e, al di sotto dello strato visibile, frammenti di affreschi ancora più antichi, coperti da ridipinture realizzate tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. L'11 novembre 2025, nel Museo Civico di Bari, il restauro è stato presentato al pubblico con una serata che si è poi prolungata nella chiesa stessa. La notizia e le immagini del restauro sono state diffuse su numerosi giornali e blog nazionali e condivise sui canali di comunicazione ufficiali del Ministero della Cultura. Pochi mesi dopo, la storia di San Martino compariva nelle riprese di una troupe europea.
Il libro: storia, arte e tecnica in un volume
La Madonna del Segno in San Martino a Bari. Storia e restauro di un'immagine medievale*, a cura di Giancarlo Liuzzi, con le fotografie di Valentina Rosati, edito da Quorum Edizioni, è il racconto scientifico e visivo di tutto questo. Non un catalogo, non una guida turistica: un volume che intreccia iconografia medievale, storia urbana di Bari, tecnica del restauro e lettura del territorio, destinato a chi vuole capire prima di ammirare.
Per chi è questo libro:
Chi ha seguito il documentario ARTE e vuole andare oltre le immagini
Chi studia storia dell'arte medievale, iconografia cristiana o restauro
Chi vive o conosce Bari e vuole leggerne gli strati più antichi
Chi si occupa di tutela del patrimonio e vuole un caso studio reale, documentato
Chi cerca libri che durino — e che spieghino, non decorino
Perché questa storia conta adesso
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Il documentario ARTE arriva in un momento in cui il dibattito sul patrimonio italiano è più acceso che mai. Il crollo di una porzione della Torre dei Conti a Roma nel novembre 2025 — durante lavori finanziati dal PNRR — ha riaperto domande che nessun comunicato riesce a chiudere: non bastano i fondi, serve la competenza; non bastano gli appalti, serve la continuità. San Martino, in questo senso, offre una risposta alternativa e più duratura: non solo risorse, ma attenzione, conoscenza storica, cura quotidiana. Il libro di Quorum la documenta. Il documentario europeo l'ha riconosciuta.
Che una piccola cappella medievale di Bari Vecchia sia finita sullo schermo di ARTE — accanto a Roma, accanto ai grandi siti nazionali — non è un caso. È la conseguenza di un lavoro serio, fatto da persone competenti e qualificate, in un luogo che aveva tutto il diritto di essere ricordato.
Una nota da Quorum Edizioni
Pubblichiamo dalla Puglia, e i libri come questo non sono episodi isolati nel nostro catalogo: sono parte di una conversazione che teniamo da trent'anni con il territorio, con chi lo studia e con chi lo abita. La storia di San Martino è anche la nostra storia — quella di una regione che porta in sé tracce di Bisanzio, di Normanni, di popoli, pellegrini e mercanti di tutto il Mediterraneo, e che troppo spesso le lascia dormire senza sapere cosa nascondono.
Se il documentario ti ha incuriosito, il libro che approfondisce questa storia è disponibile nel nostro shop.



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