Arte medievale in Puglia: quando le icone erano ancora vive
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Le icone medievali di Bari e l'ombra lunga di Bisanzio
C'è un momento, entrando nella Pinacoteca Metropolitana di Bari o nella cripta della Basilica di San Nicola, in cui ci si trova davanti a un'immagine dipinta su legno o scolpita nella pietra e si avverte qualcosa di irriducibile alla sola estetica. Non è il tempo a distanziarci da quell'opera: è la perdita del suo contesto originario, quella rete di gesti, preghiere, processioni e committenze che l'aveva generata e tenuta in vita per secoli. Restituire alle icone di Bari quella rete è l'obiettivo dichiarato di All'ombra di Bisanzio, il nuovo volume di Maria Rosaria Marchionibus pubblicato da Quorum Edizioni nella collana Puglia Memorabile.
Per chi legge
Il libro non è scritto solo per specialisti. L'apparato critico è solido — note puntuali, bibliografia aggiornata, indice dei luoghi e dei nomi, revisione da referees esterni —, ma il percorso che Marchionibus propone è quello di chi vuole capire prima ancora di catalogare. È un testo per chi:
studia o insegna storia dell'arte medievale e cerca un aggiornamento critico sulle icone del Meridione
visita Bari e vuole guardare la Basilica di San Nicola, il Museo Nicolaiano o la Pinacoteca con occhi diversi
è appassionato di iconografia bizantina, devozione mariana o del rapporto tra arte e potere nel Medioevo
si interessa alla storia culturale della Puglia e alla sua vocazione mediterranea
Non è necessario conoscere il greco medievale né il serbo antico per godere della lettura. È sufficiente la curiosità.
Dentro il libro: temi, atmosfera, questioni
L'icona come oggetto vivo
Il punto di partenza del volume è dichiarato già nell'introduzione: troppo spesso le icone medievali vengono osservate nell'isolamento museale che le ha rese distanti, asettiche, private di senso. Marchionibus vuole restituire loro la funzione originaria: oggetti di culto privato e pubblico, simboli di dinastie, strumenti di devozione popolare, talvolta reliquie esse stesse. Un'icona non era solo arte: era un canale verso il divino, qualcosa che si baciava, si stringeva al petto, si portava in processione per le strade della città.
Dieci icone, dieci storie
Il volume si articola in dieci capitoli, ciascuno dedicato a un manufatto o a un gruppo di opere:
Le icone agiografiche di san Nicola e di santa Margherita da Bisceglie, ridatate agli ultimissimi anni del XII secolo grazie a una nuova lettura dei documenti di fondazione della chiesa da cui provengono
La Madonna di Ciurcitano presso Terlizzi, punto di partenza per esplorare il tema iconografico della Vergine con Bambino nelle sue varianti pugliesi
La Kikkotissa di Bisceglie e la Madonna degli Alemanni di Bari, testimonianze di devozioni localissime e poco studiate che trovarono tuttavia larga fortuna nel territorio
La Madonna delle Vergini di Bitonto e la Madonna con offerenti del Museo Nicolaiano
L'icona serba di san Nicola, commissionata dalla dinastia Nemanjić: un caso straordinario di committenza balcanica nel cuore della Puglia angioina
Le immagini mariane nella Cattedrale di Bari: dal perduto all'affrescato, in un dialogo tra pittura su tavola e pittura parietale
Pietro da Bari, figura inedita di scultore-iconografo attivo tra Puglia e Basilicata, la cui icona litica del 1331 costituisce un ponte ideale tra pittura e scultura
Oriente e Occidente: non un contrasto, una mediazione
Uno dei contributi più originali del libro riguarda il modo in cui Bari elaborò la tradizione bizantina. La città non era una provincia greca: era latina, dipendeva da Roma, aveva governanti normanni, svevi, angioini. Eppure, nel suo substrato artistico e devozionale, la cultura di Costantinopoli era rimasta come linfa sotterranea. I modelli arrivavano da Cipro, dai Balcani, dalla Terrasanta, portati da monaci itineranti o importati lungo le rotte adriatiche. Marchionibus mostra come quella tradizione venisse non copiata, ma rielaborata: adattata al gusto locale, ibridata con soluzioni occidentali, trasformata in qualcosa di specificamente pugliese. In questa mediazione riuscita tra Oriente e Occidente, Bari si rivela molto più di una città di provincia: è un osservatorio privilegiato sulla storia dell'arte medievale italiana.
Perché adesso
Trentacinque anni fa, nel 1988, la mostra Icone di Puglia e Basilicata dal Medioevo al Settecento alla Pinacoteca Provinciale di Bari aveva rappresentato l'ultimo grande momento di sintesi su questo patrimonio. Da allora, nuovi studi, nuove attribuzioni, letture inedite — ma nessun volume monografico aggiornato dedicato alle icone baresi medievali. All'ombra di Bisanzio colma questo vuoto con rigore e con la chiarezza necessaria a chi si avvicina per la prima volta all'argomento.
C'è però una ragione culturale più ampia per leggere questo libro oggi. Il dibattito sul patrimonio del Mezzogiorno — su cosa conservare, come valorizzarlo, a chi appartiene e chi ne ha diritto di parola — è più vivo che mai. Le icone di Bari non sono curiosità locali: sono testimonianze di un'Italia che stava al centro del Mediterraneo, capace di assorbire culture diverse senza dissolversi, di produrre arte di qualità in luoghi che la storia ha reso periferici solo in apparenza. Conoscerle significa anche capire meglio da dove veniamo, e riconoscere quanto sia arbitrario il confine tra arte "minore" e arte degna di attenzione critica.
Un punto di partenza, non un punto d'arrivo
Marchionibus non pretende di aver detto l'ultima parola — e lo riconosce apertamente. Il campo degli studi continuerà a evolversi, nuove opere emergeranno, i confronti con la produzione cipriota e balcanica si allargheranno. Ma questo volume offre, per la prima volta in decenni, uno strumento critico solido e leggibile su uno dei patrimoni più affascinanti e meno conosciuti della Puglia medievale. Con la prefazione di Gioia Bertelli e la cura editoriale che distingue la collana Puglia Memorabile, è un libro che merita spazio nella biblioteca di chiunque ami l'arte del Mezzogiorno.
Se siete a Bari e volete guardare la Basilica di San Nicola con occhi nuovi, o se le icone vi hanno sempre incuriosito senza che aveste una guida all'altezza, trovate il volume direttamente su Quorum Edizioni: All'ombra di Bisanzio — Icone di Bari tra XII e XIV secolo.


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