La chiesa di San Martino a Bari: un libro per riscoprire l’antico edificio religioso
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Di Angela Campanella
Nel libro “La chiesa di San Martino e l’arte da salvare” (quorum edizioni) promosso dall’Aps Martinus - associazione barese a cui fa capo il recupero del millenario luogo di culto che dà il nome al volume - sono riportati e descritti tutti i beni storici, architettonici e artistici contenuti nell’antico edificio religioso situato, su più livelli spaziali e temporali, all’interno del Palazzo Bianchi-Dottula, nell’omonima strada di Bari Vecchia. È illustrata anche la progettualità e i costi per il loro recupero e il loro riutilizzo.
“La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca” scrisse Leonardo a sostegno dell’innegabile fatto che l’immagine e la parola suscitano sensazioni e sentimenti completamente differenti. Ma, se la fonte di ispirazione tocca sia le corde più espressive della creatività del pittore che la competenza di chi elabora la parola, la combinazione può essere tale da far viaggiare il pensiero e le emozioni al di là dei confini reali dell’oggetto, e consentire così, anche a chi è lontano, di leggere e comprendere il suo significato più recondito.
Nel caso specifico il messaggio recato dalle parole scritte e dalle foto “pittoriche” di Valentina Rosati, coordinate nel volume illustrativo da Giancarlo Liuzzi, diventa un appello rivolto a chiunque affinché possa far propria la sensazione immediata che si prova entrando nella chiesa di San Martino a Bari vecchia. E cioè un volo indietro nel tempo e una spiritualità che in breve si fa suggestione e incanto. Nasce facile poi il desiderio ardente di voler salvare dalle offese del tempo affreschi, altari, epigrafi, quadri, cornici, archi e volute.

Il percorso di recupero e i pareri degli esperti
Le pagine del libro interpretano queste armonie. Portano gli scritti di autorevoli specialisti che, ognuno nel proprio settore, hanno saputo dare nell’insieme una visione completa e chiara delle molteplici sfaccettature e della ricchezza artistica fiorita sin dai primi secoli nella chiesa di san Martino, riaperta nel 2022 dopo molti decenni di abbandono.

A partire dalle note introduttive dell’architetto Gerardo Milillo che per primo, anni addietro, ha saputo cogliere la bellezza e il valore di questo pregevole bene, portandolo all’attenzione degli appassionati di storia dell’architettura religiosa e dell’arte, e dando vita ad un gruppo di lavoro e all’elaborazione di un progetto di recupero e di rifunzionalizzazione, approvato poi dalla Soprintendenza di Bari.
Il gruppo di lavoro è ora l’Aps Martinus che si adopera per sollecitare un investimento sul millenario edificio. Come l’architetto Milillo chiarisce nelle sue note tecniche, lo fa in conformità all’ art. 2 della Carta di Venezia che recita:
“La conservazione e il restauro dei monumenti costituiscono una disciplina che si vale di tutte le scienze e di tutte le tecniche che possano contribuire allo studio e alla salvaguardia del patrimonio monumentale”.
E così è stato ed è nel percorso di restauro già avviato. Lo dimostrano le successive pagine del libro che vedono le firme di due specialisti di storia dell’arte medievale: Gioia Bertelli e Marcello Mignozzi dell’Università degli Studi di Bari.
I due autori mettono in rilievo il percorso storico delle due chiese sovrapposte, seguendolo attraverso l’esame critico delle opere d’arte in esse presenti che denotano la presenza di una fase più antica (IX-X secolo) che dovette precedere quella medievale più evidente. L’attento studio effettuato dagli esperti sui dipinti con le figure di Cristo, della Vergine, di un vescovo e dell’Arcangelo Michele è particolarmente utile per la datazione e per la determinazione della funzione svolta dalla chiesa, definibile bizantina, situata a circa tre metri sotto l’attuale piano di calpestio.
Nella prima metà del XII secolo in una nicchia venne sistemata la tomba di Smaragdo il sacerdote, forse il rettore della Chiesa, che aiutava i poveri e insegnava il canto ai bambini. Al secondo quarto del XV secolo potrebbe ascriversi la prima redazione del pannello con la cosiddetta Madonna del Segno che guarda dall’alto nella chiesa superiore. Sono questi solo pochi esempi del panorama di opere d’arte della chiesa di San Martino esposti con dovizia di particolari nel volume.
Grafica, fotografia e sensibilizzazione pubblica
Interessante il contributo di Alessandro De Luisi, presidente di Pugliarte che evidenzia la necessità di adeguare il recupero di un bene architettonico alla funzione e ai tempi. Il progetto grafico è curato in ogni minimo dettaglio, dal rendering all’impaginazione, tutto studiato per dare tridimensionalità alle immagini e gradevolezza alla lettura. Vi hanno contribuito Davide De Luca, Antonio Giannoccaro, Giuseppe Gissi e Carol Serafino.
Le fotografie offrono uno sguardo incantato sulle preziose opere d’arte, un susseguirsi di luce e ombre, di colori tenui sbiaditi dal tempo e colori forti nei punti di luce sui volti e sulle vesti dei santi, sugli antichi affreschi e sugli elementi architettonici che caratterizzano la storica chiesa.
Ogni particolarità della pubblicazione sta nel mostrare volutamente il reale stato di conservazione delle opere, spesso degradato, per sensibilizzare il pubblico alla necessità del loro restauro. Il progetto intende non solo promuovere il recupero fisico della chiesa, ma anche riavvicinare la comunità alla propria eredità culturale, al passato e alle radici storiche del territorio.

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